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Casi: Più che la perizia potè l'imperizia
Pù che la perizia potè l’imperizia. Il giornalista della Rai Giovanni Spinoso, con i suoi esperti di grafologia, ha di fatto distrutto quanto stabilito dal perito nominato dal giudice delle indagini preliminari che si occupa di uno dei filoni legati ai duplici omicidi attributi al maniaco di Firenze.Spinoso è inquisito come possibile autore della lettera anonima fatta recapitare il 25 maggio 1992 al maresciallo dei Carabinieri di San Casciano e che nell’intento dell’estensore si presume sarebbe servita ad incastrare Pietro Pacciani. A questo scopo, l’anonimo aveva allegato un’asta guidamolla (definendolo «un pezzo della pistola del mostro di Firenze») e un ritaglio di stoffa analogo a quello che poi sarebbe stato ritrovato in casa del Pacciani a Mercatale Val di Pesa. Ma la perizia realizzata dal consulente di parte Marisa Aloia dimostra in modo inequivocabile che la scrittura contraffatta dell’anonimo estensore della missiva non può essere in alcun modo quella di Spinoso.
La dottoressa Aloia, che dirige a Prato la Scuola superiore di perizie, si è avvalsa della collaborazione di altri esperti come Giampietro Grosselle di Livorno e soprattutto del professor Alberto Bravo, docente di Grafologia peritale giudiziaria all’Università di Urbino, che parla di errori grossolani nelle fasi di lavoro e nella metodologia seguita dal perito nominato dal giudice fiorentino.
«Il perito nominato dal Gip di Firenze – spiega il docente di Urbino – ha chiesto a Spinoso di ricopiare il testo della missiva anonima suggerendo il come e il dove scrivere. In questo modo ha indotto Spinoso ad immettere nella scrittura comparativa gli elementi di concordanza formale che di per sé guidano l’occhio a riscontrare delle similarità esteriori. Il saggio grafico – spiega ancora il professor Bravo – va rilasciato sotto dettatura, ma mai va fatto copiare. Nella metodologia, inoltre, il perito è incorso in un grave errore procedurale, consistente nell’aver ricercato qua e là gli elementi sporadici di concordanza esteriore, senza tenere conto delle diversità che, al contrario, sono sostanziali rispetto alle vaghe similarità formali e casuali, comuni al grafismo di moltissime persone».
Oltre alla carenza di rigore dimostrativo, sarebbe poi errata l’interpretazione di norme e contenuti teorici. Ma non solo: a giudizio della dottoressa Aloia, che non lesina dimostrazioni pratiche con ingrandimenti lettera per lettera, non è stato esaminato il tratto, che risulta completamente diverso: quello dell’anonimo è peso e sbavato, mentre quello del giornalista Rai, abituato come tutti i colleghi a prendere appunti velocemente, è veloce e dinamizzato.
A fianco di Spinoso si è schierato anche il Comitato di redazione del Tg3 toscano che, insieme all’Usigrai (l’Unione sindacale dei giornalisti Rai), ha promosso la conferenza stampa nella quale è stata presentata la nuova perizia grafologica.Marcello Paris, a nome del comitato, ha spiegato che Spinoso in questa vicenda giudiziaria c’è stato tirato per i capelli e si è lamentato che molti giornali, alla notizia dei risultati della prima perizia, non abbiano assolutamente messo in dubbio il parere della magistratura finendo per screditare Spinoso (in qualche caso ricorrendo a sproposito, aggiungiamo noi, anche a questioni familiari).
Detto questo resta da capire il perché dell’«accanimento» contro Spinoso, che ha subìto anche perquisizioni e sequestri di materiale professionale, sempre in relazione alle vicende del maniaco di Firenze, ma per altri filoni d’inchiesta, tra cui il ritrovamento di un cilindro metallico con un falso biglietto attribuito a Pacciani con sopra il numero di targa dell’auto di una delle vittime. L’ipotesi più probabile, come ha fatto capire anche Paris, è che gli inquirenti siano stati disturbati dall’indagine giornalistica che Spinoso, che in alcune circostanze ha seguito la vicenda dei duplici delitti anche per il nostro settimanale, ha svolto in parallelo alla magistratura e con quella scrupolosità professionale che tutti gli riconoscono.
A.F.
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